Chamas

Outfighting Hell One Fucking Soul at the Time!

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Monaco on Monaco. Epilogo.

Dopo la batosta del principato dovevo riprendere quota. Affogare i dispiaceri nel pastis non è male, ma bisognava dare una svolta. Pensai bene di ritirarmi in un paesino tranquillo, di poche pretese, che aveva come unica attrattiva quella di essere abbastanza lontano dalla vita frenetica e mondana del principato e delle sue lusinghe. Avevo scelto di viaggiare per mare, perché potevo permettermelo, e perchè mi avrebbe fatto bene all’anima. Ero stato portato da un locale con la pelle cotta dal sole e le fattezze da ominide. Nonostante gli ancestori di chiara origine Neanderthaliana, l’uomo mi stupì con un buon eloquio in più lingue e una buona attitudine alla lettura. Devo dire che l’idea di assumerlo come mio factotum e compagno di avventure mi balenò spesso, duramte il viaggio verso Portofino, sarebbe potuto diventare il mio Lothar, il mio fido Java, il migliore dei Passpartout, ma alla fine desistetti.
La marina era tranquilla, quando arrivammo nel pomeriggio, il consueto miscuglio di turisti facoltosi e parvenue con manie di grandezza animava molo e locali. La mia musa mi attendeva, enigmatica ed impenetrabile come sempre. La invitai ad un giro turistico; anche se le vere intenzioni dei nostri discorsi resteranno note solo a noi, posso dire che il colloquio fu abbastanza sereno da portare ad un gesto di pace, un cocktail di tardo pomeriggio con vista barche. Se solo la serata fosse andata come il pomeriggio, il mio desiderio di relax sarebbe stato decisamente soddisfatto.
Ancora una volta, uscivo dalla storia di traverso, sconfitto, ma non molto dolorante, questa volta, e devo ammettere, che, a volte, certi dettagli contano più del quadro generale.

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Monaco on Monaco. Ep. 4

L’incontro con il pelato ingannatore di popoli fu più caloroso di quanto non pensassi, ma d’altra parte portavo il mio diritto ben stampato sulla mia vita. La mia bionda Demetra si stringeva a me terrorrizzata, ma allo stesso tempo fremente come Diana eccitata dalla caccia. Il cosiddetto principe ascoltò le mie stentoree ragioni e si prese un lungo momento di riflessione prima di congedare la sua corte dei miracoli. Rimasti soli, ci ritrovammo a contemplare la città sotto di noi. “Vedi, fratello”, cominciò, “non sarebbe per me gioia più grande che lasciare queste gravi spoglie, e liberare me e la mia famiglia dalle incombenze del governo del principato che ti spetta di diritto, ma tu sei sicuro di voler subentrare a tanta responsabilità? Il principato è molto più che un nome su un biglietto da visita, o una gallina dalle uova d’oro da spremere fino a prosciugarla.” Sebbene fremessi di rabbia e sdegno per essere trattato così, come un pirata qualunque, come se mi interessassero solo i soldi, devo ammettere che la mia certezza vacillava: avrei faticato a contare le stanze del castello, figuriamoci a governare un regno!
A malincuore decisi di lasciare incombenze e onori al pelato usurpatore, non faceva per me la vita del burocrate. Spinto da un orgoglio che mai aveva guidato i miei passi, se non diretti alla catastrofe, rifiutai l’offerta di godere di un vitalizio e della carica del tutto onoraria di Commendatore. Non avrei venduto la mia primogenitura per un piatto di lenticchie. Dovetti lasciare andare anche la mia dea, sebbene a malincuore. Era ovvio che il principato contasse più del mio
amore, ed era risaputo che il pelato usurpatore avesse un vero talento, per consolare fanciulle affrante. Fiero del mio coraggio e della mia coerenza, con le tasche ancora lievemente ingombrate dalle vincite al casino, mi ritirai nei vecchi caruggi ad annegare i miei dolori nel pastis…

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Monaco on Monaco. Ep. 3

Salendo verso il castello del destino, e verso la mia nemesi, la mia Venere callipigia riuscì in qualche modo a farci perdere per la selva di Monaco, e vi assicuro che non è per nulla facile. Ne approfittammo per dedicarci del tempo, prima che la mia missione prendesse il sopravvento, nell’incertezza dell’esito. Nell’impenetrabile intreccio dei nostri corpi, così stretto da non permettere la fuga nemmeno al nostro respiro, lei mi supplicava di desistere,  ma io sapevo che il principato era una dote alla quale non avrebbe rinunciato facilmente. Spensi ogni suo dubbio ed incertezza con l’antica fiamma della quale conoscevamo entrambi le fattezze a menadito. La salita era fitta di colpi al cuore: statue in sequela di antenati come dittatori orientali, fino alla beffa di vedere il progenitore di ogni usurpatore proprio davanti a ciò che doveva essere mio da 800 anni, nella stessa posa in cui, con malizia, aveva sottratto la rocca a coloro che avrebbero dovuto darla a me.

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Monaco on Monaco. Ep. 2

Forti della vincita e della nostra incoscienza, decidemmo di spassarcela un po’ e di conoscere meglio il mio futuro regno. Il waterfront mescolava grandeur di epoche diverse, mentre sui moli prospicienti, gli yacht sembravano indumenti pronti ad essere cambiati di giorno in giorno, uno per ogni occasione. “Hai notato, tesoro, anche i bambini, qui, strepitano in silenzio!” La sua faccia offesa era un delizia, per il mio cuore amaro. Notammo subito che la dura gerarchia del mercato imperava anche davanti ai moli del porto. Mentre i turisti mangiavano svagati, una guerra si consumava davanti a loro: i passeri volavano velocissimi, come schegge impazzite, cercando di portare via quel che trovavano, ma venivano scacciati da decise e atterrite tortore, pronte a tutto per raggiungere le briciole più succulente. Veloci arrivavano, e veloci andavano, perchè erano tallonate dai piccioni più aggressivi della Costa Azzurra, veri ras del quartiere che non temevano nulla, a parte l’inesorabile calata del gigante dei pennuti monegaschi, il gabbiano che, spavaldo, passava in rassegna la piazza per accaparrarsi il meglio.
Poveri monegaschi, metaforicamente ridotti a passeri e tortore dai piccioni usurpatori. Povero sciocco impostore, povero piccione calvo, il gabbiano stava arrivando a prendere ciò che era suo.

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Monaco on Monaco. Ep. 1

La vidi appena entrò, e lei vide me. Ero al casino a perdere tempo prima del momento cruciale, quando avrei finalmente reclamato ciò che era mio di diritto, e spodestato il calvo usurpatore! La serata girava benissimo, la roulette e i tavoli sembravano essere stati preparati per me dalla Dea Bendata. Lei era bellissima, come solo le occasioni mancate sanno essere. Mi scrutò a lungo, e alla terza mano vincente consecutiva mi disse: “e tu? Sei forse un principe?” “A breve”, risposi. “E quale sarebbe il tuo principato?” “Ci stai dentro, mia cara”. Avevo il mio diritto stampato a chiare lettere sulla mia vita, e lei se ne accorse, a dire il vero, prima di altri. Da quel momento non si staccò più dal mio fianco, e la serata prese la svolta decisiva. Non avevo mai vinto così tanto in una sera, e non ero mai stato così certo e consapevole che non mi sarebbe rimasto un soldo in tasca, con la mia dea bionda a fianco. Non ci pensai, sarebbe stato sciocco perdere un’occasione del genere.

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Monaco on Monaco. Prologo

"…e quindi domani te ne vai a Monaco?"
"Pare di sì".
"vai a trovare qualche ereditiera? O hai già un rendez vous con una o due modelle?"
"No, vado a depositare le mie ingenti fortune in qualche banca del regno."
"Non dire sciocchezze, non hai i soldi neanche per piangere. Non dirmi che butti i tuoi ultimi risparmi nel pozzo nero del casino?"
"Mah, magari un salto lo faccio, così per far girare la fortuna…"
"Tu mi devi spiegare cosa ci vai a fare… No, aspetta, non me lo dire, ancora con quella storia del principato?"
"Ancora? Non c’è nessun altra storia, solo quella. Ed è una storia molto semplice. Il principato è di Monaco, io sono Monaco, il principato è mio. Dai tempi di Aristotele, un sillogismo non ha mai sbagliato."
"Ma cosa vuoi dimostrare, ancora? Che si può essere picchiati per lo stesso motivo in diversi Paesi d’Europa? Non ti ricordi cosa successe a Monaco di Baviera?"
"Mi brucia ammetterlo, ma lì fu colpa mia. Avevano ragione a sostenere che si chiamasse Monaco solo in Italiano, e che io, di cognome non facessi München. Quel che successe dopo fu solo un banale malinteso. Ora, invece, vado a reclamare ciò che è mio di diritto."
"Il banale malinteso ti costò 3 mesi di ospedale, ti ricordo. Comunque, la pellaccia è tua, fai ciò che devi, spero solo tu sia ancora tutto intero, quando tornerai."

Partii molto fiducioso, ma non sotto i migliori auspici. Avevo deciso di tenere un profilo basso, un po’ per non far sapere le mie intenzioni fino all’ultimo momento, un po’ perché ero a corto di liquidi. Considerando che nei treni intercity i controllori passano meno spesso che nei locali, mi feci il viaggio sino a Ventimiglia con la sicumera di chi ha sempre pagato il biglietto, e non avrebbe certo smesso quel giorno, stampata sul viso. Funzionò. Giunto a Ventimiglia, acquistai il biglietto che mi avrebbe portato a Monaco, giusto per non farmi cogliere in scacco mentre mi avvicinavo alla meta. Il controllore non passò. Non avrei ripetuto lo stesso errore di comprare il biglietto al ritorno, mi dissi.

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nipresa:

Stromae - Formidable (Live on San Remo Festival 22.2.2014) HD (by OnlyMusicVEVO.)

Il TERRORE in platea

Un mezzo negro belga apparentemente ubriaco compare in pubblico a Sanremo.
Va già di culo che abbiamo letto la notizia nella pagina degli spettacoli, e non in quella di nera…